Home > Documenti > Newsletter n.8 | Febbraio 2016

newsletter8_febbraio2016

Il 2016 Cope ricomincia alla grande!

Lettera del Direttore

In questi giorni, il Presidente del CoPE si trova in Guinea Bissau in missione istituzionale e per una valutazione dell’intervento in corso sul territorio, mentre ha preso contemporaneamente il via un campo di lavoro nell’ambito del progetto “Jardim das Mulheres”, che sta apportando notevoli miglioramenti nella vita delle donne guineane: uno dei tanti, piccoli tasselli da aggiungere al lungo e non facile percorso per il consolidamento della pace e della stabilità in paesi a grande rischio come la Guinea Bissau, perché – citando Paolo VI – crediamo che lo sviluppo sia il “nuovo nome della pace”.

Vorremmo parlare dello sviluppo come obiettivo indispensabile per la crescita collettiva e l’emancipazione dei Paesi dunque, ma anche e soprattutto di sviluppo inteso come modalità di arricchimento personale. Sono tante infatti, le possibilità di impegno individuale nell’ambito della cooperazione, del volontariato, del terzo settore e della solidarietà che – in un modo talvolta imprevedibile o del tutto casuale – si trasformano in occasioni lavorative, idee per il futuro, prospettive professionali, come potrebbero testimoniare tanti dei nostri ex collaboratori e volontari più affezionati, avvicinatisi a volte per caso, per curiosità, o per “sondare il terreno”, a questo mondo che tanto chiede ma tanto, tanto restituisce: il mondo della cooperazione internazionale. Per molti di loro è iniziato tutto proprio con un campo di volontariato, o con l’esperienza del servizio civile, o ancora con una semplice conferenza, che ha aperto un mondo in cui hanno poi deciso, in un modo o nell’altro, di rimanere.

L’augurio per i mesi, gli anni e i decenni a venire è che sempre più persone decidano di abbattere i muri, avvicinandosi e rendendosi attivamente consapevoli, imparando a conoscere e mettere in atto quei valori per noi imprescindibili di solidarietà, integrazione e collaborazione, mettendo a servizio degli altri le proprie capacità e regalando a sé stesse la possibilità di imparare qualcosa di nuovo, di intraprendere un cammino inatteso, di sperimentare l’unica vera forma di ricchezza che non causa sofferenze, ingiustizie o conflitti: quella interiore.

Progetti in Italia – Educazione allo Sviluppo

Settimana scolastica della Cooperazione Internazionale | 22-28 febbraio

settimana_scolastica_coop_internazionalePrende il via oggi la Settimana Scolastica della Cooperazione Internazionale, un evento nazionale che coinvolge le più di 500 scuole che in tutta Italia hanno aderito al progetto “Un solo Mondo. Un solo Futuro” e che ha lo scopo di formare cittadini consapevoli e attivi, capaci di costruire collettività più ampie e composite – a livello nazionale, europeo, mondiale – puntando sulla cultura della solidarietà internazionale e dello sviluppo sostenibile attraverso la formazione.
Il CoPE, parte attiva di questo progetto, ha organizzato e curerà, nel corso della settimana dal 22 al 28 febbraio, una serie di attività rivolte agli studenti di molte scuole di Catania e provincia (per il calendario dettagliato degli incontri, clicca qui).

Tra le attività previste, la toccante testimonianza di un rifugiato politico, momenti di scambio e riflessione sul consumo critico e lo spettacolo “Storie di immigrazione”: attraverso l’uso del Siculish e del Lunfardo (lingue trasformative parlate dagli emigrati siciliani in America e dagli italo-argentini), si mette in scena la storia dell’emigrazione siculo-americana ed italo-argentina che inizia alla fine dell’ottocento e riverbera fino ai nostri giorni. “Storie di Immigrazione” si articola in tre diversi reading, che vedono come protagonisti Zia Favola, Nino Lunfardo e il Jazz. I sentimenti contrastanti verso il nuovo mondo e la riluttanza all’integrazione di Nino Lunfardo, l’adattamento e l’accettazione della nuova condizione da emigrata di Zia Favola sono le storie che si intrecciano al contributo musicale per la diffusione del Jazz americano dato dai siciliani emigrati. La riflessione e la risata sono il premio implicito per lo spettatore, un esperimento linguistico e musicale i cui toni brillanti permettono di digerire temi che altrimenti verrebbero respinti.

Nuove Finestre sul Mondo, vi raccontiamo l’immigrazione attraverso gli occhi di Mohamed

Lombardo Rdice«Sono felice di essere qui oggi, con voi. Spero di farvi comprendere il silenzio di tanti uomini e donne che, a differenza mia, non hanno avuto la fortuna di arrivare in Italia perché inghiottiti prima dal mare. Voglio anche farvi capire quanto siete fortunati ad avere la possibilità di studiare, di poter scegliere il vostro futuro. Nel mio paese, il Burkina Faso, purtroppo non è così. Non tutti i bambini hanno possibilità di frequentare la scuola, anzi, sono solo una piccolissima parte».

Gli studenti che ascoltano queste parole sono ragazzi tra i dodici e i quattordici anni. Frequentano una scuola media di Catania. Oggi, nell’ambito del progetto Nuove Finestre sul Mondo, promosso dal CoPE, incontreranno Mohamed, un rifugiato politico che racconterà loro i motivi che lo hanno spinto a lasciare il suo paese: il Burkina Faso. Sui volti degli studenti, la curiosità e la voglia di fare domande all’ospite speciale che, raccontando la sua storia, darà concretezza ai temi affrontati nel corso del primo incontro. Non appena Mohamed entra in classe il clamore delle voci si attenua, si placa fino a dissolversi del tutto. Gli occhi sono tutti per lui.

Tu hai frequentato la scuola? Eri bravo?

«Io ho avuto l‘opportunità di studiare e sono sempre stato bravo. Ogni anno nelle nostre scuole viene fatta una classifica.  Sono sempre stato tra i primi cinque. Solo una volta sono arrivato settimo e ho pianto tutto il giorno per il dispiacere. Ho avuto anche la possibilità di iscrivermi all’università. Ho scelto di studiare giurisprudenza, perché mi piaceva l’idea di diventare avvocato. Per frequentare l’università, mi sono trasferito nella capitale del Burkina, Ouagadougou».

Mohamed ma allora perché sei andato via dal Burkina?

Continua a leggere...

Progetti Europei – Erasmus +

Clear Cyber Bullying, un flash mob contro il bullismo in rete!

logo_ccbIl 9 febbraio 2016 si è svolta la 13esima edizione del Safer Internet Day, la giornata europea dedicata alla sicurezza in rete dei ragazzi.  Attraverso il progetto Erasmus + “CCB – Clear Cyber Bullying” – giunto al suo secondo anno – il Co.P.E., in collaborazione con l’istituto comprensivo XX Settembre di Catania, gioca un ruolo di primo piano nell’opera di sensibilizzazione di ragazzi, genitori e insegnanti su questa tematica.

E proprio il 9 febbraio si è tenuto a Praga il quarto meeting di progetto insieme ai partner europei durante il quale sono state programmate le nuove attività per i prossimi mesi: il 16 marzo ci sarà il FLASH MOB online Are you ready to fight Cyerbullying? #NObullyingFlashmobsu Facebook e Twitter per coinvolgere e attivare la comunità virtuale riguardo al problema sempre più diffuso del cyberbullismo, far conoscere esempi di buone prassi di condotta, sensibilizzare giovani e famiglie a un uso corretto e consapevole del web. Per questo abbiamo creato un evento su Facebook (clicca qui per partecipare!) e ci occuperemo, nel corso del mese, di diffondere informazioni, curiosità e link interessanti attraverso i nostri canali social per il “warm up” di preparazione all’evento: il 16 marzo, tutti i partecipanti potranno prendere parte al flash mob cambiando la propria immagine del profilo e di copertina usando quelle con il logo di Clear Cyber Bullying, condividere gli slogan e i post diffusi attraverso i social e usare l’hashtag #NObullyingFlashmob su Twitter e Facebook. Siete ovviamente tutti invitati a prendere parte all’azione!

Leggi tutto.

Futur3 Skills – Quale futuro per il terzo settore? Diccelo tu!

logo_futur3Futur3 Skills, il nuovo progetto Erasmus+ di cui il CoPE è partner italiano, ha lo scopo di aiutare i manager, i responsabili delle organizzazioni di volontariato e più in generale le figure professionali del terzo settore ad identificare le sfide, i bisogni formativi e le nuove competenze professionali richieste da questo settore. Per questo è stato creato un questionario di benchmarking sul terzo settore, con l’obiettivo di definire le competenze-chiave necessarie, nel futuro prossimo, per i responsabili del terzo settore e individuare una metodologia comune per far fronte alla necessità di acquisire nuove competenze tecnico-professionali per il volontariato. Allo stato attuale, è necessario raccogliere informazioni sul tema diffondendo un brevissimo questionario proprio tra i lavoratori del terzo settore: per questo pensiamo che l’apporto delle associazioni e lavoratori delle ong sia fondamentale!

Per partecipare, clicca a questo link, seleziona “Questionnaire in Italian” e rispondi alle domande. E per essere sempre aggiornati sulle news di questo progetto, seguite Futur3 Skills su Facebook e Twitter!

Leggi tutto.

Destination & Validation: proseguono i lavori sulla convalida delle competenze

logo destevaVi aggiorniamo brevemente anche sul progetto Erasmus+ DesTeVa (Destination & Validation) di cui il CoPE è partner per l’Italia e che ha come obiettivo la creazione di una metodologia comune a livello europeo per ilriconoscimento delle competenze acquisite durante il volontariato. Il beta-test della piattaforma web progettata negli scorsi mesi verrà ultimato nel mese di marzo: a partire da aprile, sarà pronta per essere lanciata e verrà presentata nel corso di un seminario attualmente in fase di organizzazione. Il prossimo appuntamento con i partner europei è fissato per il 14 e 15 aprile a Barcelos (Portogallo).

Notizie dal Mondo

Fervono le attività negli orti in Guinea Bissau… 

guineabissauIl lavoro in Guinea Bissau è fatto di tante cose: fatica, sacrifici, condivisione dei momenti belli e meno belli, e tanti, tanti imprevisti. È così che Denise Giannone, nostra responsabile in Guinea Bissau, ci racconta della vita nei villaggi di Jardim das Mulheres, gli orti delle Donne.

In questi mesi il lavoro delle beneficiarie e dei beneficiari del progetto Jardim das Mulheres è entrato in una fase febbrile, quasi frenetica. I tre terreni scelti dalle associazioni per avviare la produzione orticola comunitaria hanno cambiato radicalmente aspetto, passando da pezzi di terra incolta con vegetazione fitta fin sopra i capelli a orti geometricamente armoniosi in cui ogni beneficiaria si dà da fare per far crescere pomodori, melanzane, carote, cipolle, peperoni, peperoncino e altre varietà di piante locali (come ad esempio candja e suculbembe, dei tipi di peperoncino).

Siamo in piena campagna orticola, momento delicatissimo in cui è necessaria un’ attenzione costante da parte degli agricoltori, degli agronomi e, naturalmente, dell’equipe CO.P.E. in Guinea Bissau.  Non mancano, purtroppo, grandi sfide che complicano il lavoro di tutti e a volte scoraggiano  perfino le donne-coltivatrici più motivate.

Nella Tabanca di Higat, per esempio, le pareti del pozzo hanno ceduto e reperire l’acqua per irrigare sta diventando sempre più difficile. E gli eventi sfortunati non finiscono qui, purtroppo: Fina, una delle donne che si occupa degli orti, ha perso la casa in un incendio. In momenti come questo far parte di un’associazione può dare la forza, anche materiale, per andare avanti e ricominciare tutto da capo. La vita e il lavoro continuano, anche per dare una parvenza di normalità a qualcosa che tutto è fuorché normale: la perdita della propria casa e del poco che si possiede è un evento insopportabile; eppure eccoci qui, a farci forza l’una con l’altra, a continuare a lavorare nell’orto con la speranza che forse proprio da qui, tutto potrà ricominciare.

Per fortuna in altri villaggi il lavoro prosegue sereno.  A Cabinque siamo vicinissimi al primo raccolto di pomodori e melanzane.  Lì, l’associazione di donne Manjako (una delle etnie principali della Guinea Bissau) sta lavorando in totale autonomia e con grande coordinazione per garantire un’assistenza costante alle piante in crescita. Nel villaggio di Ponta Campo i beneficiari lavorano instancabilmente non solo per seguire i lavori nell’orto, ma anche per garantire l’accesso all’istruzione di base dei bambini e delle donne del progetto. Le lezioni si svolgono il pomeriggio e la sera, dopo una lunga giornata passata a lavorare nell’orto del progetto e nonostante la stanchezza.

La forza del progetto Jardim das Mulheres sta nella sua genuina voglia di imparare dalle altre realtà presenti sul territorio. È per questo che abbiamo fatto visita a un progetto coordinato da Soguiba, una ONG Spagnola che ci ha dato tanti spunti per gestire ancora meglio i nostri orti e ci è servito da modello per i lavori che eseguiremo in futuro. Da parte nostra abbiamo mostrato (e fatto assaggiare) alle beneficiarie del progetto spagnolo le marmellate di mango prodotte da una delle associazioni e abbiamo reso l’incontro un indimenticabile momento di scambio e crescita reciproca! Nei prossimi mesi, continuando a lavorare senza sosta, gli orti potranno raggiungere una produzione che permetterà alle famiglie di risparmiare sull’acquisto degli alimenti di base, rendendoli sempre più autonomi dalle continue fluttuazioni di prezzo che attanagliano il mercato dei beni di prima necessità della Guinea Bissau: il cammino verso la sovranità alimentare passa anche da qui.

La finanza alla fine del Mondo

cusco_mamiteVi proponiamo il racconto intenso ed evocativo della nostra volontaria a Cusco, in Perù,  Aurora Dallolio, che ci parla del MIDE e del suo lavoro in un luogo remoto, dalla bellezza quasi onirica.

Incontro Angelica Flores e suo marito Luis Miguel in una freddissima e tersa mattinata di Dicembre, nella comunità di Tiracancha, distretto di Huancarani, altitudine media 3800 metri, a una cinquantina di km di strada sterrata e strapiombi da Cusco. Attorno a noi qualche cane randagio, due o tre mucche legate ad un albero, case di mattoni, fango e lamiera e l’immancabile campetto da calcio. La mia mattinata è iniziata alle 4.30, e la sensazione più vivida che ho è quella di trovarmi alla fine del mondo.

L’ONG con cui collaboro tramite il CoPE si chiama MIDE (Microcredito para el Desarrollo), ed è particolarmente affezionata a queste comunità remote, in cui l’unica lingua parlata è il quechua e dove sembra che Pizarro si sia dimenticato di passare durante le sue scorribande di conquista.

Da quasi trent’anni, infatti, il MIDE si occupa di elargire microcrediti, prestiti bassi senza richiesta di garanzie, per le attività imprenditoriali delle donne delle aree rurali andine nel sud del Perù, principalmente legate all’artigianato, all’agricoltura e all’allevamento. Le clienti del MIDE ad oggi sono quasi 2800: per richiedere un prestito è necessario formare un gruppo di almeno tre persone e definire il tipo di investimento per il quale verranno impiegati i soldi; dopo aver ricevuto la somma richiesta, vengono mensilmente raggiunte nelle loro comunità dagli agenti di zona, che si occupano di recuperare le quote delle clienti, ma anche di verificare l’andamento delle attività imprenditoriali e le eventuali criticità che possono sorgere (spesso legate ai problemi di alcoolismo dei mariti).

Angelica e Luis mi fanno entrare in casa loro, sorridenti: «Alliyanchu», mi lancio io nel mio stentatissimo quechua, «alliyanmi», rispondono loro, divertiti… Per fortuna parlano anche castigliano! Mi mostrano con entusiasmo il giardino pieno di fiori, i muri esterni dipinti con trame vagamente inca, il recinto per icuy (il porcellino d’india, prelibatezza tipica peruviana) e il laboratorio di artigianato, un caleidoscopio di lane brillanti, con il telaio, le macchine da cucire e quello che immagino sia un business plan scritto a pennarello su un cartellone ad una parete. Mi raccontano degli investimenti che hanno potuto fare grazie al MIDE: il telaio, i colori per le lane, ma anche la sistemazione della casa, e anche delle iniziative a cui hanno partecipato, primo tra tutto l’Allin Kausay, in quechua “vivere bene”, una sorta di progetto di scambio tra esperienze di successo delle clienti del MIDE, attraverso cui avviene una straordinaria contaminazione positiva di storie, conoscenze ed entusiasmi. Angelica si sistema la pollera (l’ampia gonna di lana grossa indossata dalle donne andine) arancione – com’è elegante rispetto a me, bardata di goretex e pile – e mi presenta il figlio di otto anni, Carlos: sta imparando anche lui a lavorare al telaio, ma, chissà, un giorno forse potrà studiare, andare a Lima e fare fortuna.

Mentre ci salutiamo, come se ci conoscessimo da sempre, guardo fuori dalla finestra, e mi chiedo se la loro fortuna possa mai trovarsi altrove che qui.

Un bellissimo progetto sul Massaggio Infantile…

massaggio infantile (1)Una nostra ex volontaria e collaboratrice in Tanzania, Lisa Antognetti, ci parla di un bellissimo progetto sul massaggio infantile che ha avviato coi piccoli del nostro centro Sisi Ni Kesho e dei sorprendenti risultati conseguiti.

Nel Dicembre del 2013 sono diventata insegnante di massaggio infantile. L’interesse per questa pratica è nata insieme alla nascita del mio bambino e alla voglia di fare con lui un’attività quotidiana di arricchimento reciproco. Ho imparato così quanti siano i benefici fisiologici, sensoriali e relazionali che il massaggio apporta nella coppia mamma bambino. E’ stato quindi immediato il pensiero al Centro Bambini Sisi Ni Kesho in Tanzania, con cui ho collaborato per alcuni anni.

I bambini orfani soffrono di sindromi da ridotta stimolazione, mancato allattamento materno, deficit di produzione ormonale e sono spesso malati. Facendo alcune ricerche aiutata dalla mia trainer di massaggio infantile, abbiamo appreso da uno studio sugli effetti del massaggio infantile svolto in un orfanotrofio in Equador che i bambini massaggiati per 53 giorni consecutivi erano soggetti al 50% in meno di casi di dissenteria e l ‘11% in meno di casi di altre malattie rispetto al gruppo di controllo. Incoraggiata da questo esempio ho deciso di raccogliere un po’ di fondi attraverso una campagna di crowdfunding e di portare il massaggio a Nyololo. Non avevo molte aspettative, anche perché sarebbe stata una pratica completamente nuova e insolita da proporre alle operatrici, ma la risposta è stata sorprendente: le operatrici sono state entusiaste, si sono messe in gioco e i bimbi ne sono stati stregati. Spero solo che la pratica del massaggio possa entrare a far parte delle attività quotidiane del Centro e che porti quei benefici in termini di salute di cui i bimbi hanno tanto bisogno. Nyololo, i suoi bimbi e tutti i collaboratori locali mi hanno riempito dell’affetto e della gioia di sempre: spero che le attività e i progetti in loro supporto continuino a lungo!

Lavoriamo sodo per i bimbi del Sisi Ni Kesho

sisi ni kesho_AbishaiContinua il lavoro dei nostri volontari aNyololo,  villaggio della Tanzania sudoccidentale. Angelo, Anna e Silvia, sono impegnati nelle attività di gestione dell’Ospedale e del Centro Bambini Sisi Ni Kesho “Noi siamo il futuro?, che porta il nome del progetto. I bambini ospitati al Centro sono perlopiù orfani di madre e la mancanza di latte materno e di alimenti sostitutivi li espone a enormi rischi di malnutrizione. Molti di loro hanno un papà o dei nonni che si dimostrano in grado di crescerli garantendo cure e istruzione e per questo superata la fase più delicata dell’infanzia vengono reintrodotti in famiglia, un percorso che i nostri volontari monitorano per diversi mesi. Fra i nuovi piccoli ospiti del Centro, ci sono la piccola Matha, una bambina di 3 mesi e Dicsoni di 12 mesi, entrambi sono orfani di mamma e sono arrivati da noi gravemente malnutriti. Anche  Abneli e Abishai sono arrivati da poche settimane, hanno 18 mesi e 5 mesi, e anche loro non hanno più la mamma. Sono tornati invece dai papà e dai nonni Teophil , Nuhu e Heleneti. Erano arrivati da noi quattro anni fa, piccoli e denutriti, adesso stanno benissimo, parlano, camminano e i nostri volontari che sono andati a trovarli li hanno visti felici con le loro famiglie. Ora stiamo lavorando per migliorare molte cose: dobbiamo acquistare una lavatrice e un frigorifero solare, per ridurre le possibilità di contagio di funghi e infezioni e per assicurare la conservazione di alimenti necessari per la crescita dei bambini (latte, carne, uova) evitandone il deperimento e contribuendo alla riduzione delle spese del Centro. Ma sono tante le cose realizzate quest’anno: abbiamo recuperato una nuova stanzetta per Imanuel (uno dei pochi ospiti permanenti del Centro) un ragazzo sieropositivo di 17 anni rifiutato dalla famiglia quando era molto piccolo ma che grazie al contributo dei nostri sostenitori, da gennaio inizierà a frequentare una scuola professionale nella quale avrà la possibilità di sperimentare corsi di falegnameria e meccanica. Inoltre è ripartita la formazione itinerante nei villaggi limitrofi su malnutrizione e prevenzione dell’HIV: un programma di sensibilizzazione finalizzato a diffondere buone pratiche di prevenzione e di trattamento, i volontari italiani che partecipano agli incontri riscontrano grande entusiasmo da parte della popolazione locale coinvolta.

Attività come queste possono essere rese possibili grazie anche al tuo contributo con il sostegno a distanza: scopri come fare per garantire le cure mediche, l’assistenza scolastica e il sostegno nell’ambiente familiare ai nostri bimbi, clicca qui

Sostieni il CoPE!

Tempo di lauree, anniversari e matrimoni, tempo di Bomboniere Solidali!

IMG_20151014_115251Per le ricorrenze importanti della tua vita e di chi ti sta vicino, scegli di sostenere un progetto di solidarietà realizzando con il CO.P.E. le bomboniere solidali!!!

Clicca qui per scegliere la tua bomboniera solidale! 

COSA PUOI FARE TU

Attivismo sociale

Attivismo sociale

Dal sostegno a distanza al volontariato, dal cinque per mille al dono del tuo tempo e della tua professionalità per una buona causa, dal supporto alle campagne all’attivismo: esistono molti modi per sostenere il Co.P.E., scopri come fare!

Leggi tutto.

Adotta una mamma, salvi un bambino in Tanzania

Adottando a distanza una mamma in Tanzania, fornisci a lei e al suo bambino l’assistenza e le cure durante la gravidanza e dopo il parto!

Leggi tutto.

Saluti, ringraziamenti e auguri

Il CoPE ringrazia tutti i donatori che anche quest’anno hanno deciso di sostenere i nostri progetti in Africa, tutti i sostenitori dei bimbi in Tanzania, Madagascar e Guinea Bissau e i tanti che hanno deciso, in occasione del Natale, di regalare la solidarietà facendo dono ad amici e parenti di un’adesione alla campagna “Adotta una mamma”, alimentando il circolo virtuoso della generosità e aiutando a diffondere un buon esempio di regalo non consumistico e solidale!
Ringraziamo anche gli amici del Rotaract Club Catania e del Kiwanis Catania per il generoso contributo a sostegno delle nostre campagne.

Un grandissimo grazie e un abbraccio a Iolanda Genovese, appena rientrata in Italia dalla Tanzania e aVincenzo Gibiino per il suo contributo da volontario in Tanzania! In bocca al lupo anche ad Andrea Di Vincenzo in Madagascar!

Buon viaggio e buon campo di volontariato a Sandra, Emanuela e Renata, in partenza per la Guinea Bissau!